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Messaggio Da patry il Mar Feb 03, 2009 10:09 am

Volare dopo l'immersione :drunken: ;)


da: Marco Brauzzi


La attività subacquea sta divenendo sempre più universale e viene ormai praticata in tutti i mari del mondo alla ricerca di località sempre più "incontaminate", per la maggior parte situate in mari tropicali oppure in alcune isole del Mediterraneo meridionale. I moderni mezzi di trasporto consentono di arrivarvi comodamente e in tempi ragionevolmente brevi per cui il numero di subacquei che raggiungono questi luoghi è in costante crescita. Il vettore più comunemente usato è quello aereo. Si calcola che in un anno il numero di subacquei che, nel mondo, viaggiano con questo vettore sia di 300 - 400.000. Il dilemma si pone poi alla fine della vacanza: quando eseguire la ultima immersione prima di volare? È prudente immergersi il giorno stesso della partenza? Il problema è ben conosciuto dai subacquei e consiste nel fatto che, normalmente, gli aerei di linea hanno una pressurizzazione interna equivalente ad una quota di circa 1800-2000 metri, il che significa che espongono i passeggeri ad una pressione ambientale leggermente inferiore a quella atmosferica. È questa una quota ritenuta "sicura" nel senso che non crea mai problemi, per cui anche i subacquei, se hanno adottato le opportune misure di sicurezza, potranno rientrare tranquilli alle loro dimore. Vediamo un po' cosa accade: al livello del mare siamo esposti alla pressione di 1 atmosfera, per cui la quantità di azoto presente nel nostro organismo sarà uguale a quella contenuta nell'aria che respiriamo. Durante il volo, però, la pressione alla quale siamo esposti si ridurrà per cui la quantità di azoto disciolta nel nostro organismo sarà in lieve eccesso rispetto a quella dell'aria che respiriamo. Naturalmente, in condizioni normali, questo evento non produrrà alcun inconveniente, altrimenti non sarebbe possibile, come invece normalmente facciamo, andare a sciare in montagna in alta quota. Se, invece, come accade dopo la immersione, il nostro organismo ha una quota di azoto disciolto superiore a quella normale, una ulteriore riduzione della pressione ambientale potrebbe potenzialmente indurre la formazione di bolle, (la statistica degli eventi avversi è comunque estremamente rassicurante poiché ci dice che la percentuale di tali accadimenti è dello 0.04%!!). L' evento, come abbiamo appena visto, è estremamente raro ed esistono delle precauzioni che sono alla portata di tutti per poterlo evitare. Su tale argomento sono stati fatti molti studi ed addirittura, nel 1989 e nel maggio 2002, la UHMS (Undersea and Hyperbaric Medical Society) ha organizzato un incontro tra esperti per discutere quali fossero le linee guida più sicure per affrontare questa problematica. Il primo studio in materia è stato fatto nel 1969 e, da allora, fino al 1999 sono state pubblicati diversi lavori scientifici che, anche attraverso calcoli matematici, hanno analizzato i meccanismi fisiologici coinvolti. Altri studi in materia sono stati fatti in tema di medicina aerospaziale per osservare le variazioni fisiologiche che avvenivano sull' organismo degli astronauti durante i voli spaziali nel corso dei quali erano esposti a condizioni di ipobarismo ossia riduzione della pressione atmosferica. Tali sperimentazioni venivano condotte all'interno di una camera cosiddetta ipobarica la quale simula un'altitudine di 2500 metri sul livello del mare allo scopo di favorire la produzione di globuli rossi (eritrociti) e quindi migliorare le prestazioni di resistenza. Allo stato attuale dell'arte le linee guida che vengono consigliate sono quelle elaborate nella conferenza citata, tenutasi a Bethesda nel Maryland (U.S.A.); al termine della stessa, come sempre si fa dopo riunioni scientifiche di tale portata, sono state concordati delle raccomandazioni da dare ai subacquei per volare in sicurezza dopo la immersione. La più semplice e più sicura è quella di programmare il volo di ritorno a distanza di almeno 12 ore dalla ultima immersione ricreativa singola, (cioè la sola eseguita nella giornata), che non abbia previsto tappe decompressive. Nel caso invece in cui l'immersione eseguita è stata più profonda e quindi ha previsto delle tappe di decompressione oppure quando siano state eseguite delle immersioni ripetitive nell'arco di più giornate, (l'esempio tipico è la cosiddetta settimana subacquea), è bene programmare il volo a distanza di almeno 24 ore dalla ultima immersione: Nel caso in cui, nella ultima giornata di immersione, il tempo complessivo di esposizione in pressione nel corso di una immersione in cui erano previste tappe di decompressione, abbia superato le 4 ore è opportuno estendere tale periodo di tempo a 48 ore. Si tratta di consigli abbastanza facilmente applicabili in grado di consentire un adeguato "defaticamento" dopo un periodo di vacanza trascorso ad ammirare gli splendidi fondali dei mari tropicali o non. Come abbiamo visto, gli studi sull'argomento sono cominciati molto tempo fa e l'esperienza acquisita in materia, con osservazioni fatte su subacquei militari, del settore commerciali e studi eseguiti in istituti di ricerca universitari, è abbastanza vasta da ritenere sicure le linee guida attualmente adottate e che sono state riassunte in questo scritto. ;)
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Re: Interessante articolo di Marco Brauzzi sulla home page della Nase

Messaggio Da sise il Gio Feb 05, 2009 5:52 pm

veramente interessante.
brava patry, grazie,
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